corpo spazio natura
riti di rinascita

Due artisti differenti, per soggetti, tecniche espressive
e generazione, ma che appartengono entrambi alla grande scuola d’incisione di Cracovia. L’uno, Krzysztof Witold Skórczewski, classe 1947, l’altra, Magorzata Malwina Niespodziewana, nata nel 1972, presentano i loro mondi solo in apparenza contrapposti, dove comunque il tema predominante resta l’essere umano, visto da entrambi in modo originalissimo ed espresso con tecniche incisorie rigorose.
Di Malwina Niespodziewana vengono presentate le affascinanti opere eseguite dal 1998 a oggi. Temi predominanti, il corpo, l’individuo e gli altri, metafore di una ricerca d’identità pervicacemente indagata in zone di confine con una complessa sequenza di episodi posti nello spazio e nel tempo. Di Krzysztof Skórczewski sono esposti i lavori, eseguiti prevalentemente in questi ultimi tre lustri, dove i temi principali sono lo spazio, le architetture e una particolare concezione della natura.
A prima vista sembra che nulla accomuni i due artisti.
Malwina si pone in una zona liminale dove gli aspetti culturali vengono isolati e trasformati in simboli in cui il travestimento, unendo tratti animali, vegetali e umani, rivela un mondo innaturale, che pur prende l’avvio dalla sfera familiare e spesso personale.
L’artista, infatti, scompone gli elementi della cultura nei suoi fattori costitutivi ricomponendoli liberamente in configurazioni possibili che mostrano una riflessione critica sugli aspetti socioculturali stessi e mettono in scena, in modo performativo, il proprio corpo come avviene anche in alcune sue “performances”.
La componente sperimentale, libera e spontanea, offerta dal gioco, porta a vivere determinate esperienze creative che scompongono il nostro immaginario collettivo, ricombinando gli elementi in aggregazioni non usuali che stimolano il nostro corpo-mente.
La “performance” che ne deriva esegue un dramma, un progetto, un ordine e genera il nuovo che attraverso l’azione psicofisica porta a termine un’azione, incisa successivamente sulla lastra, dove, nella messa in scena del corpo, si riflette il commento del sociale.
Attraverso il rivissuto si vivono pertanto nuove esperienze con modalità inedite e nello stesso tempo si riflette criticamente sulla realtà con l’esplorazione di simboli culturali, mentre l’arte visiva si avvicina sempre più alla vita stessa, con tutti i suoi temi: l’amore, la sofferenza, il sentimento in genere, ritualizzati in figure poste spesso in posizioni embrionali che racchiudono il mistero della vita e la lotta tra le emozioni proprie di un essere umano che costantemente si rinnova e non solo nella sua dimensione fisica.
Ciò che viene mostrato in queste opere è il centro di un’esistenza infinita dove la persona, una volta lasciata la sua natura d’individuo, si pone in relazione con l’altro, in modo del tutto particolare. Infatti, nell’apparente semplicità delle linee che compongono il personaggio, questo sembra abbandonare la propria identità, in favore di un’esperienza più profonda che rivela nell’altro l’altra parte di sé.
Non si tratta, dunque, di personaggi isolati, ma di tanti tasselli che compongono l’Essere, come se tutti noi fossimo un “tu” del medesimo “io”. Ne consegue un intendere l’identità non tanto in base alla differenza con gli altri, quanto piuttosto alla relazione con l’altro, che fa essere pienamente sé stessi nell’armonia.
Gli aspetti simbolici della durezza e dell’immobilità dei personaggi di Malwina rimandano, quindi, a un’interiorità che vuole fondersi in un corpo universale, basato sull’alfabeto del sentimento comune a ogni cultura.
La particolare attenzione di quest’artista al tema della fisicità non è fine a sé stessa, ma diviene determinante per cogliere l’aspetto spirituale, che altrimenti non potrebbe essere compreso senza l’esperienza del corpo, luogo di ogni nostro comportamento e ritualità.
Frammenti di una liturgia cosmica che cercano di penetrare il mistero, le opere di Malwina, attraverso la semplicità, ci immergono nel silenzio di un Assoluto comune a molte culture non solo occidentali e ci riconducono al senso di una vita intesa nella sua autentica nudità, che chiede solo di essere vissuta senza porsi alcun perché dato che, come ricordava Giovanni della Croce quattro secoli or sono, «dal momento che mi sono installato nel nulla non mi manca più niente».
Simili alle architetture sonore dei corali di Johann Sebastian Bach, sono quelle incise da Krzysztof Skórczewski, che tocca le stelle e penetra nelle profondità della terra, ma anche dell’anima.
È ancora il tema della ritualità, questa volta legata a quello del tempo che si apre in prospettiva cosmica attraverso una serie di archetipi e di simboli, espressioni di materiali inconsci collettivi che si concentrano nel soggetto della torre, posta tra cielo e terra a indicare non solo il tempo che passa, ma anche il divenire.
Su questi paesaggi domina un silenzio che ci fa perdere nell’assoluto in un dinamismo infinito che, come il cosmo, è in perenne espansione. Non solo disfacimento, quindi, ma continua ricerca di una ricostruzione. Una rinascita, che si apre alla realtà tutta intera, congiungendola al tema del sacro.
Si ha l’impressione, pertanto, di trovarsi ai bordi dell’infinito, là dove si aprono i potenti simboli della verticalità, quali piramidi, torri o montagne che evocano il senso della potenza del tempo ed elevano l’anima.
E poiché il mito non dimostra, ma mostra, nei bulini di Skórczewski si affaccia un eterno presente, che pone l’accento sul tempo intemporale, tipico di ogni mito.
I suoi mondi di terra celano l’anelito a trovarsi al centro della realtà, che supera l’attuale condizione umana. Concentrandosi sull’immagine della montagna, perno assiale di tutte le antiche cosmogonie che rimandano alle realtà sub terrestri, terrestri e celesti, nella gamma cromatica dei neri e dei bianchi l’artista suggerisce nell’elevazione il ritorno all’unità, che porta con sé serenità, perché privata di ogni desiderio che induce al conflitto.
Da qui si aprono abissi tremendi che squarciano tutte le certezze umane, in cui prevale il mistero che rompe ogni isolamento, ma nel rispetto del silenzio e della solitudine, che costringe a uscire dal tempo lineare per vivere in pienezza il momento presente.
Se a tratti si può rimanere sconvolti o attoniti di fronte alle architetture di quest’artista è per il fatto che esse ci collegano al senso del tragico, struttura permanente della coscienza umana, che a sua volta ci collega al mito dell’unità di un centro perduto che pone fine - come ricorda Hölderlin nell’Iperione - all’estremo contrasto tra il Sé e il mondo, per unirci attraverso la natura a un tutto infinito, che ha il suo rovescio nel caos del limitato.
Paesaggi simbolici e quindi epifanie di un mistero in loro racchiuso che non si scioglie mai e che trasmette nell’opera il valore di verità e rivela il conflitto tra un ambito morale e l’istinto egoistico, che provoca in questo caso scontri feroci.
Là dove viene meno l’attenzione all’individualità, ecco allora affiorare una nuova disposizione dello spirito che ci permette di rinunciare al piccolo Io per entrare nel grande Tutto, al di là di ogni moralismo che spesso s’insinua nel concetto di sublime dell’arte, come accade ad esempio per il tema delle rovine, da cui Skórczewski è decisamente lontano.
Solo in questo modo, cercando un intreccio tra logos e mito, è possibile ricostituire l’armonia tra individualità e totalità, e ridonare senso alla libertà umana.
Ancora una volta «il flusso del mito costituisce l’affiorare di un passato tanto remoto da poter essere identificato con un eternopresente, e tale flusso determina l’affiorare d’immagini scelte fra quelle che costituiscono il passato latente della psiche», come ha commentato, ormai quarant’anni fa Furio Jesi, intorno al tema del mito.
Quelli di Malwina e di Skórczewski sono quindi due mondi contrapposti, si diceva, ma solo a prima vista.


Marco Fragonara

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esposizione dal 13 ottobre al 12 novembre 2011
gli orari di apertura da martedì a sabato: 10 - 13 / 14,30 – 19.

malwina niespodziewana

Nasce a Skorocice nel 1972. Dal 1993 al 1998, frequenta l’Accademia di Belle Arti a Cracovia. Coofondatrice di MaMa Group e di The female Group 13. Ha partecipato a innumerevoli mostre di pittura, incisione, fotografia ed eseguito importanti installazioni in diversi paesi europei, Stati Uniti, Corea e Giappone.


krzysztof skórczewski

Nasce a Cracovia nel 1947. Dal 1965 al 1971 frequenta l’Accademia di Belle Arti a Cracovia e, nel 1976, l’Accademia Reale di Stoccolma. La sua prima mostra personale è datata 1971: ne seguono moltissime altre un po’ ovunque. Le sue opere si conservano in varie collezioni di musei europei, americani e giapponesi.


corpo spazio natura
riti di rinascita

testo introduttivo di marco fragonara

opere su carta
incisioni – disegni – acquerelli - pastelli


i numeri di referenza sono preceduti dall'iniziale del cognome dell'artista

S50 – La cattedrale. 1993.
Disegno a matita. 35x50 cm.

N39 – Brucia questo corpo (5). 2011.
Disegno a penna. 15x21 cm.

N22 - Figura. 2003.
Linoleum. 100x35 cm. (100x70,4 cm.)
S22 – Notte nel teatrino satirico. 2001.
Bulino. 20,5x20,5 cm. (40x35 cm.)
S20 – Autoritratto con labirinto. 2009.
Bulino. 14,8x16,8 cm. (35,5x29,8 cm.)
S53 – Gigantomania. 1989. Bulino. 30,2x47,8 cm. (44x56,5 cm.)
N14 – L’imperatrice. 2001.
Acquatinta e linoleum. 67,5x50 cm. (80,5x60,5 cm.)
N12 – La farfalla. 2002.
Acquatinta e linoleum. 67,5x49,2 cm. (80x60 cm.)
S45 – Imperium. 2005. Acquerello. 27,3x41,8 cm. (34x46 cm.)
S06 – Imperium. 2007. Bulino. 27,5x34,3 cm. (40,5x44,5 cm.)
S57 – Giardino invernale. 1994. Pastello (49,8x70 cm.)
S55 – Struttura 2. 1995. Pastello. (49,8 x 64,7 cm.)
N28 – Tenerezza. 2004. Linoleum. (35x35 cm.)
N27 – Sempre insieme. 2004.
Linoleum. (35x35 cm.)
N23 – Messenger. 2003. Linoleum.
81,5x36,5 cm. (100x70,5 cm.)
N26 - Fedeltà. 2004.
Linoleum. (foglio 35x35 cm.)
N29 - La veglia. 2004
Linoleum. (foglio 35x35 cm.)
S17 – Incanto. 2006. Bulino. 14,8x20,8 cm. (30x35,5 cm.)
S12 – Ultima Thule. 1998. Bulino. 27x42,70 cm. (35,5x40 cm.)
N20 – Angelo nero. 2001.
Acquatinta. 67,5x24,9 cm. (80x60 cm.)
N19 – Angelos. 2001. Acquatinta e Linoleum. 67,5x24,5 cm. (80,5x60 cm.)
N07 - CK Punk. 2010.
Linoleum. 28x12 cm. (50x40 cm)
N08 – La bella addormentata. 2010.
Linoleum. 27,5x8,5 cm. (50x40 cm.)
N09 - Pinocchio. 2010.
Linoleum. 31x22 cm. (50x40 cm.)
S47 – Disegno preparatorio (2). Penna
per “Il Pascolo”. 1980. (29,3x19,2 cm.)
S21 – Minotauro. 2009. Bulino. 13,8x14,8 cm. (33,5x30 cm.)
S13 - Il giardino segreto. 2002.
Bulino. 23x26,5 cm. (35,5x40 cm.)
N38 – Brucia questo corpo (4). 2011.
Disegno a penna. (foglio 15x 21 cm.)
N34 - Proteggimi (3). 2011.
Disegno su carta a mano Himalaya. (foglio 15x21 cm.)
S16 – Natura morta. 2004.
Bulino 23,5x28,8 cm. (foglio 40x45,5 cm.)
S03 - La mia nave. 2007.
Bulino. 20x23,7 cm. (34,8x41 cm.)